Caro Don Lorenzo,
Stamattina mi sono svegliata con un proposito. Entrare in classe e dire : “Studiate, ragazzi, studiate. Vedete il nuovo governo? Studiate, studiate, anche voi potrete persino diventare ministri o ministre.” Non vedevo l’ora, dopo anni di “Studiare a che serve prof? Non lo vede cosa succede?” e io lì a ingoiare e a remar contro. A vedere le risse in Aula. No, non la mia: quella dei Deputati. Ho appeso la borsa alla sedia, ho aperto il registro di classe, firmato e segnato gli assenti. “Ragazzi, devo dirvi qualcosa di importante, ascoltate..e ..”. E gli occhi si sono fissati negli occhi di M. che ha il papà in galera, negli occhi di G. che è dislessico, disgrafico e sua mamma ogni volta allarga le braccia, negli occhi di G. che è intelligente sì, ma sembra un pazzo scatenato, e quando chiamo la mamma..la mamma? La mamma non può venire. Nel occhi di F. che il libro non ce l’ha, ma ha un cellulare nuovo. Negli occhi di D, che conosce a memoria tutte le puntate del capo dei capi e nulla mi sa dire circa libri, diario, quaderni. Negli occhi di F. che è iperattivo e con disturbi dell’attenzione gravi ma che il sostegno non lo avrà mai e si becca solo i rimproveri. Poi vedo M, quella brava, bravissima, nonostante tutto e mi ripeto: ma che? Parlo con lei? Che non ne ha bisogno?
Si, don Lorenzo, lo so, su una cosa non possiamo avere dubbi: Monti e gli altri sono tutte persone di grandi capacità, di grande professionalità e di curricula invidiabili. Nessun nano e nessuna ballerina. Niente trucco e niente cerone. Niente barzellette. E' finita l'era della distrazione, torna quella della concentrazione. Ne siamo intimamente sollevati. Si parla alla testa e al cuore, ai pensieri e ai sentimenti durevoli, non più alla pancia o alla volgarità. Però non posso fare a meno di riflettere e di dirtelo, a te che lo capisci, a te solo, prometto, vedo in loro tanti piccoli ricchi Pierini cresciuti bene, con i loro destini confermati. E allora sono rimasta zitta. Vorrei che anche i miei Salvo, Totuccio, Cetty crescessero egualmente bene, con eguali mezzi. Con il meglio: non il peggio del peggio. Nonostante la crisi, i conti e le lacrime. Qualcosa a questi ragazzi gliela dobbiamo restituire, a Palermo e adesso. Quelli che partono ultimi e tali rimangono: in classe, come nei test nazionali e poi ci chiedono pure perché. Metterli nelle identiche condizioni di altri, per dar loro modo di essere ministri o molto meno: per scelta, per merito non per destino. Rimuovere tutti gli ostacoli al pieno sviluppo della loro personalità che in questi anni gli hanno caricato addosso senza considerare che stavano tradendo il mandato della Costituzione. Che non ritengano anche loro che sia uno spreco e che soldi non ce ne sono. Non per bontà bensì per equità. E' possibile avere finalmente un'attenzione per le scuole a rischio? Per i ragazzi di quelle scuole e, fatemelo dire, per i loro docenti? Qualcuno mi dirà: tutta la scuola è a rischio. E' vero, in alcune in special modo.
Mila Spicola